Correre

Aveva osservato tutta la mattina due bambini,un maschio a piedi e una femmina in bici,giocare. Ad un tratto uno il bimbo aveva cominciato ad urlare come un pazzo mentre correva inseguendo la bimba sulla bicicletta. Quelle urla stridule le avevano trapanato i timpani,sarebbe scesa volentieri a dargli due ceffoni se non fosse che all'improvviso aveva realizzato che il fastidio che stava provando non era fastidio,ma invidia. Era quell'urlo di gioia che si fa quando si gioca felici e che solo quando si è bambini si è capaci di emettere. Da quant'è che non urlava più in quel modo? Da quando era diventata grande era la risposta più ovvia. Ci pensò su e capì che non era stato il diventare grande,ma l'aver perso la smania di correre,correre e urlare al mondo la gioia che si prova in quell'istante in cui ci si sente liberi.

Forse

Quello pseudonimo le era venuto in mente guardando la tastiera. Al corso le avevano spiegato che esistevano due tipi di tastiere, la "QWERT" e la "QZERT",la differenza tra le due era ovvia. Era stato immediato: Wert...Wert.....Wertia! Trovato! Anche perchè Zertia, come soprannome, le ricordava uno di quei personaggi stile Nonna Papera e lei di certo non lo era. Si preoccupava sempre per tutto, cercava di far tutto sempre al meglio, era una "pecca" che si portava dietro da quando era piccola. Così accadde anche con Lui. Non riusciva a lasciarsi andare! Se pensava a come Lui era fatto, ai suoi comportamenti, proprio non riusciva a "far finta" di niente, tutto le sembrava un'impresa. Doveva ammetterlo, anche Lei era una stronza così come Lui. Bell'incontro. C'erano un mucchio di cose che si accumulavano in lei, ma doveva dirgliele in faccia....un giorno forse sarebbe successo. Ecco, con Lui era tutto un Forse. Forse lo avrebbe visto, forse gli avrebbe parlato, forse di qua forse di la. Forse era giusto che fosse così per Lui, di certo non lo era per lei. Più lei cercava di afferrarlo per un attimo, più Lui sgattaiolava e si tappava le orecchie. Manuel di nuovo le era stato d'aiuto con le sue parole. Ecco come diventò la sua "piccola iena".

Le Parole

"Le cose più importanti sono le più difficili da dire.Sono quelle di cui ci si vergogna,perchè le parole le immiseriscono.Le parole rimpiccioliscono cose che finchè erano nella vostra testa sembravano sconfinate,e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori.Ma è più che questo,vero?Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto,come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portar via.E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano,senza capire affatto quello che avete detto,senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi quando lo dicevate.Questa è la cosa peggiore, secondo me.Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare..."
S.King Ecco cosa erano per lei delle semplici parole.....

Osservare

Il difficile era fargli capire quanto contasse Lui nella sua vita. Amava quando la cercava,la rendeva così felice. Non fu certo una sorpresa la delusione che provò,quando ebbe la conferma che Lui si era dimenticato di quelle parole che lei con trasporto e affetto gli aveva dedicato. Ma per quanto una poteva scommetterci,in fondo sperava sempre di essere contraddetta. Proprio non riusciva a capire come fosse possibile che certi suoi comportamenti si legassero a ciò che Lui diceva,in quei rari momenti di semi trasporto. Lui non capiva,proprio non riusciva ad afferrarla,la sottovalutava e per lei ogni giorno diventava sempre più una sfida. Più lui la ignorava,più lei lo osservava....proprio non era cambiato nulla da quando l'aveva incontrato. Lui viveva,lei lo guardava.

Iena e edera

Aveva in mente anche lei una "ballata per la sua piccola iena",decise di non comporne! Non cedeva,non desisteva ma le armi le gettò. C'erano mille modi per far guerriglia,ma aveva capito che nella sua gli strumenti affilati non servivano. Poteva parlare,poteva scrivere,poteva sperare,poteva arrabbiarsi,poteva esasperare. Poteva,poteva,poteva mille cose,ma alla fine tutto tornava all'Uomo. Lei da lontano lo osservava e aspettava,prima o poi qualcosa avrebbe detto. Certo,c'era il "rischio" che il silenzio l'avesse vinta su tutto......sarebbe stato un altro filo d'edera attorno a lei. D'altronde non era un caso se l'aveva incisa sul suo corpo.....il suo corpo stesso era Edera.

"Usami o muori"

La lontananza,il silenzio. Strane bestie contro cui combattere,non poteva. Aspettava ed era una cosa che odiava,pensandoci meglio non credeva ci fossero persone che amavano aspettare. Ma per lei cambiava tutto,anche il carattere,non riusciva più ad essere quella di sempre;sapendolo cercava di prendere le distanze da sé stessa,per niente al mondo avrebbe voluto aver a che fare con una come lei in quei momenti. Il tutto,ovviamente,la faceva sorridere. Una persona che non si sopportava,era abbastanza assurda come situazione. In quelle torride giornate,la voce di Manuel aveva accompagnato lo scandire del tempo più del solito. Cantava: "è facile sai averti se chiudo i miei begli occhietti spenti e cerco su di me la tua pelle che non c'è poi ti entro, in fondo... dentro, lo sai soltanto per capire chi sei forse sei un congegno che si spegne da sé". A trovarlo quel cazzo di interruttore! Quei giorni odiava ancora di più Manuel,un po' perchè come sempre la metteva nero su bianco,lei era lì,nelle sue parole,non c'era un verso in cui lei non si riconoscesse. In più lo odiò perchè la fece scommettere con sé stessa; la scommessa era che se e quando l'Uomo sarebbe tornato,non si sarebbe ricordato dei versi che lei scriveva. Nuovamente non le rimaneva altro che aspettare e vedere quanto l'Uomo fosse stato attento alle sue parole o meglio,quanta importanza avevano avuto per Lui. Non lo faceva di proposito,ma per natura era portata a non fidarsi,con l'Uomo era anche peggio! Le scappò una risata e si rimise a cantare....."usami o muori....usami o muoriiiii".

Destino...mah!

Quel giorno pensava al destino. Non ci aveva mai creduto granchè,ma aveva la consapevolazza che se esisteva,con Lui lei l'aveva forzato in maniera esagerata. Tutto era successo il giorno in cui aveva scoperto che di lì a breve non lo avrebbe più visto,aveva avuto una stretta allo stomaco e aveva fatto di tutto per non perderlo,per tenersi in contatto con Lui. La cosa buffa era che i loro colloqui erano praticamente nulli,sorrisi e piccole battute che normalmente escono durante la giornata eppure lei aveva forzato la mano. Ancora si chiedeva perchè si era comportata in quel modo.....non era cambiato poi molto da quella volta,i loro rapporti erano solo un po' più confidenziali,se così si possono definire chiamate saltuarie condite da qualche risata. Aveva parlato con qualcuno di Lui,presa dalla rabbia tipicamente femminile di non riuscire a capire che razza di rapporto fosse il loro. Ne erano uscite non so quante risposte,le donne sono brave a trovar risposte e giustificazioni,ma nessuna di queste la convinceva in pieno. L. la spingeva a una relazione di puro sesso e passione,ma era la scusa per farla ridere e ci riusciva benissimo,sapeva che lei non era certo il tipo. E. le diceva che Lui aveva paura di lei,e pure qui la solita scena!Scoppiava a ridere.La sola idea di qualcuno che la temeva non reggeva nel suo mondo. Anche volendo,non sarebbe mai riuscita a far del male a nessuno,piuttosto se ne sarebbe fatta. La Vale gli dava dello "stronzo patentato" e poi c'era il suo Charlie! Erano amici ormai da 3anni,la prima cosa che le aveva detto era stata "ma te sei scema!Non fare cazzate",poi le aveva scritto di nuovo e le aveva detto che gli dispiaceva per la risposta,che era stata troppo affrettata ma era dettata dal fatto che sapeva benissimo che,per come era lei,si sarebbe fatta male. Sapeva che lei era portata a farsi del male e non voleva se ne facesse ancora. Per questo lei lo chiamava papà. In lui trovava sempre l'abbraccio che voleva. In lui e nelle pazze teorie di suo figlio Giacomo che a 8 anni si poteva definire già un filosofo! Invidiava la famiglia di Charlie.....ma dopo tutto questo,le sempre là stava. Nessuna di queste opinioni,la convincevano fino in fondo,qualcosa le sfuggiva e non sapeva cos'era.